Parco di Bomarzo

10 novembre 2016

Il Sacro bosco dei mostri

Il Parco di Bomarzo, che prende il nome dall’omonima località che lo ospita, una cittadina in provincia di Viterbo, è stato progettato nel 1552 dall’architetto Ligorio Pirro, su commissione del Principe Pier Francesco Orsini; questi, dopo la morte della moglie Giulia Farnese, nel 1560, per lunghi anni sfogò il suo dolore dedicandosi con determinazione allo studio dei classici, alla ricerca dell’ispirazione per la realizzazione della “Villa delle meraviglie”.

Il Parco è ricco di grandi sculture, su alcune delle quali il Principe ha fatto incidere enigmatici versi. Ogni statua è scavata in un enorme blocco di peperino, roccia magmatica tipica della zona di Viterbo, largamente utilizzata per le costruzioni in epoca medievale e rinascimentale, ed impiegata, sin dai tempi più antichi, dagli Etruschi per realizzare sarcofagi, e dai Romani per ergere opere pubbliche.

All’ingresso del Parco si possono ammirare due sfingi, ognuna delle quali reca sotto di sé una scritta; sulla prima si legge “Chi con cigli inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette”; sulla seconda “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”. A seguire, imboccando il sentiero di sinistra, si osservano delle statue raffiguranti alcune delle antiche divinità, Saturno, Giano, Fauno, Evandro e la Triplice Ecate, dea greca libera di viaggiare tra il mondo degli uomini, quello degli dei ed il regno dei morti, raffigurata nella triplice immagine di giovane, di madre e di vecchia. In fondo ad una stradina si erge un’imponente statua che raffigura il mostro marino Proteo e, nel contempo, rappresenta il Glauco, giovane pescatore trasformato in divinità marina dopo aver mangiato un’erba magica.

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Tante altre sono le pietre scolpite ad arte che si possono ammirare, tra le quali Il Mausoleo, La lotta tra i Giganti, Pegaso, Nettuno, Il trio Tartaruga, Donna e Balena, il Drago, l’Elefante. Tra i numerosi colossi spicca per popolarità l’Orco, un enorme testa umana, le cui sembianze sono stravolte da un grido di orrore. La vista della figura in lontananza quasi inquieta, ma, man mano che ci si avvicina, la sensazione di disagio si attenua e difficilmente ci si trattiene dall’entrare nella grande bocca, subito dopo aver letto le parole scolpite sulla roccia “Ogni pensiero vola”.

Altra opera degna di nota per la sua particolarità è la Casa pendente, una struttura situata in prossimità dell’originario ingresso della Villa che venne costruita su un masso inclinato, con il plausibile intento di stupire gli ospiti.

Queste sono solo alcune delle meraviglie scultoree del Parco di Bomarzo, un luogo singolare che, tra il verde della vegetazione e l’imponenza delle statue mitologiche, accompagna ogni visitatore in uno spettacolare viaggio onirico.

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