I Sassi di Matera

9 aprile 2017

La dolente bellezza di una città scavata nella pietra

Matera è un’antica città della Basilicata che lascia il segno nel cuore di chi la visita; in passato artisti e poeti ne hanno attraversato i luoghi, così avvolgenti e caratteristici, rimanendone profondamente rapiti; eloquenti le parole di Carlo Levi che, nel 1952, così descriveva Matera: “Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà. Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza”. Non mancano testimonianze più recenti di tanto irresistibile fascino; diversi sono i registi che hanno eletto la città a set cinematografico dei loro film; l’agglomerato di case e di chiese, così evocativo dei tempi biblici, ha fatto da ambientazione, per citarne alcuni, a Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini ed a La passione di Cristo di Mel Gibson.

Un tempo i Sassi, grotte di pietra scavate nelle pareti di tufo di gravina, erano principalmente abitate dalle famiglie contadine insieme al loro bestiame; alcune erano inoltre destinate a chiese, dalle pareti di roccia ricoperte di affreschi. Tante le chiese rupestri da visitare; tra queste, quella dello Spirito Santo, risalente al X sec. d.C., che è ubicata nel cuore del centro cittadino ed è stato uno dei sette insediamenti benedettini presenti in città. A cavallo tra il XVI ed il XVII secolo, la chiesa è stata ampliata nella parte antistante; la struttura ha subito alterazioni e modifiche nel corso dei secoli, principalmente a causa del prolungato uso ad abitazione. Nel 1880, venne totalmente acclusa, per essere oggi, riportata alla luce e conseguentemente ammirata in tutto il suo splendore.



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Ricche di fascino e di storia le chiese rupestri di San Pietro di Monterrone, del IX sec. d. C., completamente scavata nella roccia calcarea, utilizzata in seguito come cantina, legnaia e cava di estrazione di materiale per costruire, e quelle comunicanti di Santa Maria De Idris e di San Giovanni in Monterrone, la cui caratteristica principale è la posizione suggestiva sulla profonda gola della “Gravina”.

Una ubicazione incantevole è anche quella della Basilica Cattedrale, che sorge sul punto più alto della città, il colle della Civitas, ed apre una splendida vista sul Sasso Barisano.

Il Sasso si estende a nord-ovest della Civitas ed il suo nome potrebbe derivare dall’esposizione che occupa, verso la città di Bari, oppure dalla presenza di una famiglia gentilizia romana chiamata Varisius, da cui l’evoluzione linguistica Varisianus – Barisano. La zona del Sasso Barisano è stata la prima ad essere oggetto dell’importante opera di recupero e ristrutturazione; per questo registra un gran numero di alberghi, pub e ristoranti e presenta una struttura più nuova rispetto al suggestivo Sasso Caveoso, che occupa uno dei due quartieri dei Rioni Sassi.

Il Sasso Caveoso, da ‘cavea’, è totalmente scavato nella roccia calcarea, in cui è possibile ammirare cisterne, neviere e piccoli vicinati. Il modello abitativo che aveva retto per secoli, nel ventesimo secolo si rivelò inadeguato alle nuove esigenze igieniche. A seguito della Legge De Gasperi del 1952, i materani abbandonarono le abitazioni nei Sassi per occupare quartieri e sistemazioni più adeguati e moderni. Un po’ alla volta i Sassi ristrutturati per ricavarne case, ristoranti ed alberghi, in cui i turisti possono pernottare godendo di ogni comodità. Alcune grotte conservano la struttura originaria con pavimentazioni di pietra grezza e pareti affrescate, e, talvolta, anche gli arredi semplici ed essenziali di un tempo; altre strutture hanno conciliato la rusticità dell’antico con il comfort tutto moderno, ricavando all’interno di cisterne sotterranee piscine e bagni termali, in cui godersi un po’ di relax.

Nel 1993, dopo le importanti opere di recupero che hanno scongiurato il rischio di demolizione, i Sassi sono stati riconosciuti Patrimonio Mondiale Unesco.

Nel corso della passeggiata al Sasso Caveoso è possibile visitare la Casa Grotta, un ambiente tipicamente arredato con mobili e attrezzi d’epoca, una porta sul mondo della vita contadina nelle case dei Sassi, che lo scrittore Carlo Levi ha attraversato e di cui, nella sua celebre opera Cristo si è fermato ad Eboli, ci lascia questa testimonianza: “Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone…dentro quei buchi neri, delle pareti di terra, vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento stavano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha, in genere, una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie. Così vivono ventimila persone”…

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